Michael è riuscito a sfuggire all’orrore che dimorava in camera sua, ma qualcosa di ancora più spaventoso e perverso, assetato di sangue, lo attende tra le tenebre.

Bedtime – Conseguenze è la seconda parte della storia Bedtime – L’ora di dormire, la creepypasta pubblicata ieri sera qui su Bottega Mistero. Se la storia vi è piaciuta, vi segnalo il videogame horror It moves sviluppato da SnowOwl, ispirato alla stessa. Potete scaricare la versione completa cliccando qui in basso, gratuitamente da Steam.



Mancano ancora tre puntate alla fine della storia, fatemi sapere se volete che continui a tradurla. 🙂

Buona lettura e buon divertimento.

Bedtime – Parte II – Conseguenze

Dopo aver scritto di una mia orribile esperienza avuta ad otto anni, molte persone mi hanno incoraggiato a parlare di cosa sia successo in seguito. Ero riluttante, dopo averne parlato non mi sentivo più a mio agio. Queste ultime notti non ho dormito bene. Il mio scetticismo, tuttavia, resiste e pertanto vi racconterò cos’è avvenuto nell’altra stanza.

Non ve la tirerò per le lunghe, questa storia è durata solo pochi giorni ma vi assicuro che per me sono stati più che sufficienti.

Se vi ricordate, un anno dopo che l’ospite notturno se n’era andato, mi hanno trasferito in un’altra stanza. Questa camera era molto più ampia rispetto a quella di prima e aveva un’aria calda e accogliente. Alcuni posti ti fanno sentire a disagio. La stanza di prima aveva qualcosa di strano, ma questa no.

Fortunatamente mi è stato dato un letto normale, e quello precedente è stato smontato e gettato via (un bello spettacolo, ad essere onesti). Adoravo la mia nuova stanza, mi piaceva avere finalmente lo spazio per tutti i miei giocattoli, ero felice che il posto fosse abbastanza grande da poter invitare i miei amici, ma più di tutto ero sollevato di essermi sbarazzato di quell’inquietante, angosciante parte della casa.

Durante la prima notte dormii più profondamente di quanto avessi mai fatto in tanto, tanto tempo. Ovviamente continuavo a mantenere il mio letto distante dal muro. Dissi a mia madre che io ed i miei amici adoravamo usare lo spazio tra il letto e il muro a mo’ di nascondiglio.

Mi svegliai il giorno seguente, fresco e riposato. Mentre ero sdraiato lì a guardare alcuni dei miei cartoni preferiti da una piccola TV portatile, notai qualcosa di bizzarro: una poltrona marrone scuro che era sempre stata in quella stanza, posizionata ai piedi del mio letto, grande e minacciosa. Era vecchia e logora, ci era stata regalata tra gli altri mobili da mio cugino, ed è stata utilizzata più e più volte. La poltrona di per sé non aveva nulla di insolito, ma ciò che mi inquietava era che avrei giurato che, prima di andare a dormire, fosse lontana dal mio letto. Ora, nella fredda luce del giorno, quella poltrona era proprio dinnanzi a me. Pensai che uno dei miei genitori l’avesse mossa mentre dormivo, probabilmente cercando qualcosa che avevano lasciato lì prima che ci scambiassimo di stanza.

La seconda notte non fu altrettanto tranquilla. Erano circa le 23:00 e riuscivo a sentire la televisione dei miei genitori che era dall’altra parte della casa. La stanza era immersa nel buio, l’unica fonte di luce era una di tonalità arancione proveniente dalle luci sulla strada, che attraversava la mia finestra. Ero sdraiato lì, sereno. Sereno, finché non sentii qualcosa di appena percettibile, tuttavia inconfondibile.

All’inizio pensai che fosse il rumore del mio stesso respiro, ma, quando mi fermai per un momento, il silenzioso e appena percettibile suono di qualcun altro che respirava nella stessa stanza non cessò. Continuò, mantenendo il ritmo e senza fare pause.

Ero sdraiato lì nell’oscurità ma, seppur mi stessi ancora riprendendo dal terrore instillato della mia precedenza esperienza, non avevo davvero paura. Il respiro era molto distante e non assomigliava all’ansimare che avevo sentito durante il mio incontro con la creatura nel muro. Rimasi calmo, e, sebbene la mia giovane età, pensai che fosse così tenue che probabilmente si trattava solo di un frutto della mia immaginazione.

Malgrado ciò, non avevo scelta. Scesi dal letto, attraversai la stanza e accesi la luce. Il suono sparì. Guardai intensamente quella vecchia, logora poltrona rivolta ai piedi del letto, che era vicino a dove dormivo, e la girai in modo che si affacciasse dalla parte opposta. Non avevo alcun reale motivo per farlo, ma la paura di qualcosa che potesse essere lì fino a pochi minuti prima mi turbava.

La terza notte non ero così spavaldo. Nuovamente, mi destai che era ancora buio. Sdraiato sulla schiena, fissavo il soffitto che sembrava felicemente assorbire la debole luce arancione della strada. L’albero fuori dalla mia finestra ondeggiava seguendo la brezza, dando vita a una serie di improbabili ombre che si muovevano per la stanza.

Non sentivo nulla, se non il lungo e distante rumore del traffico notturno della città. Proprio quando feci per riaddormentarmi, lo sentii: uno scricchiolio proveniente dal bordo del letto, come se qualcosa fosse stato spostato o trascinato di peso sul pavimento.

Sollevai la testa, scrutando nel buio, ma non notai nulla di strano. Tutto era nella stessa posizione in cui era durante il giorno, nulla era fuori posto. Passai in rassegna la stanza; alcuni fumetti gettati a terra alla rinfusa, scatoloni che non erano ancora stati aperti. La poltrona non era stata spostata ed era ancora rivolta dalla parte opposta, ai piedi del mio letto; non c’era nulla di sinistro.

Ormai completamente sveglio, scrutai la televisione e valutai se guardare o meno qualche programma in seconda serata. Avrei mantenuto il volume al minimo, naturalmente, dal momento che mio fratello maggiore l’avrebbe sentito dalla stanza accanto e senza dubbio mi avrebbe detto di spegnerla.

Proprio mentre mi sedei, sempre nel letto, lo sentii ancora. Un debole scricchiolio, accompagnato da un altro suono. Il più lieve dei movimenti. Guardai ancora la stanza. Le fioche ombre arancioni formate dalle foglie vicino alla mia finestra assunsero una forma più minacciosa.

Non c’era alcuna reale ragione di aver paura. Fissai la poltrona ai piedi del letto e non notai nulla di insolito. È abbastanza comune per la mente prendersi un momento per realizzare ciò che stiamo vedendo. Ci vuole tempo per mettere insieme tutto l’orrore provato per ciò che è davanti a te, in un momento di fredda, amara realizzazione.

Sì, stavo fissando la vecchia e rovinata poltrona al buio, ma stavo fissando anche la persona che vi era seduta!

Nella debole luce potei solo vedere il profilo nero della sua testa, il resto era coperto dallo schienale della poltrona. Rimasi seduto senza dar segno di emozioni, fissando, pregando, sperando che i miei occhi fossero fuorviati dall’ambiente circostante. Il lento cigolio provocato dal suo spostarsi sul trono malconcio mi fece rabbrividire l’anima; non era un semplice gioco di ombre, quella cosa era lì.

Poi si voltò alla sua destra. Sapevo cosa stava facendo, mi cercava. È stato difficile capirlo poiché persino in quella stanza quasi avvolta nel buio quella cosa sembrava ancora più scura. Vidi quella che sembrava essere una fila di lunghe dita scivolare sulla cima dello schienale, e poi un’altra fila ancora. La stanza era silenziosa, ad eccezione di quella cosa che si trascinava sulla poltrona e il mio cuore che batteva all’impazzata.

All’inizio riuscii solo a distinguere i suoi contorni, ma poi la cosa cominciò ad alzarsi, rivelando come due puntini di luce nelle oscure rientranze delle sue profonde orbite.

Mi fissava.

Gridai, e un momento dopo mio fratello e mia madre erano nella stanza, accendevano le luci e mi chiedevano se avessi avuto un altro incubo. Ero impietrito, biascicavo appena qualche parola, fissando intensamente la poltrona ora vuota.

Restai in quella stanza per pochi giorni prima che ci trasferissimo all’improvviso. Non venni turbato da altre visite nelle notti successive, ad eccezione dell’ultima, quando un alito caldo e fetido mi destò, annaspandomi nell’orecchio. Balzai fuori dal letto, e mi avventai sull’interruttore. Il lento e continuo respiro di qualcuno che non riuscivo a percepire era ancora lì, più forte di prima. Passai il resto della nottata sul divano, in soggiorno.

Due anni dopo dormivo profondamente sul mio letto, nella nostra nuova casa. Non ci furono altri incidenti ed ero sicuro di essermi lasciato dietro qualsiasi stranezza mi avesse perseguitato, in quella piccola casa di periferia.

Mi era stato però donato un piccolo regalo d’addio. I miei tormentatori (devo precisare che a mio parere la cosa che mi fissava dalla poltrona era un’entità diversa da quella presente nella stanza allungata) avevano ancora un’ultima sorpresa in serbo per me. Come animali che rivendicano il proprio territorio, non ero ancora fuori dalla portata delle loro grinfie.

Per un ultimo, terrificante momento, avvertii la presenza di quelle creature. Dormivo profondamente, a due anni di distanza da quelle orribili esperienze. Ero nel corso di un incubo quando improvvisamente e felicemente mi ritrovai sveglio, al sicuro e protetto nel mio letto. La stanza era più buia del solito. Tirai un sospiro di sollievo, come uno farebbe dopo essersi risvegliato da un incubo.

Ma la stanza era davvero troppo buia.

Non riuscivo a vedere proprio niente, come se qualcosa avesse spento ogni luce. Ridacchiai tra me e me, realizzando che probabilmente avevo tirato su le coperte fino al volto mentre dormivo. La coperta di cotone era fresca al tatto, ma l’aria era un po’ troppo calda, quasi soffocante. Proprio quando stavo per spostare la coperta per prendere un po’ d’aria, lo sentii: per l’ultima volta, lo sentii.

Il respiro sincopato dell’osservatore ai piedi del letto.

La paura si impossessò di me, seguita da rabbia e frustrazione. Perché continuava a tormentarmi? Così feci qualcosa di inaspettato anche per me. Gli parlai. Forse questa cosa non voleva farmi del male, forse non era consapevole dell’orrore che rappresentava. Davvero non c’era modo di lasciarmi in pace?

Mentre il respiro si faceva più rumoroso e vicino, iniziai a piangere. Riuscivo a percepire la sua presenza dall’altra parte della coperta, un respiro gettato su di similmente ad un vento stagnante.

Tra le lacrime mormorai tre parole, delle parole che, ne ero convinto, avrebbero messo fine a tutto ciò:

“Ti prego smettila”.

Il respiro della cosa iniziò a cambiare, più rapido, ansimante. Sentivo qualcosa trascinarsi verso di me, accucciandomisi accanto. Il respiro si mosse, ritornò ai piedi del letto, attraversò lentamente la stanza, diretto alla porta, nel corridoio, e così scomparve.

Tra il terrorizzato ed il sollevato, rimanevo sdraiato nella ferma oscurità, il volto ancora coperto dal lenzuolo. Potreste considerarla una specie di vittoria, ma per me non la era. Se quelle cose erano davvero reali, avrei appurato pochi minuti dopo, senza ombra di dubbio, che le loro intenzioni non erano state fraintese, erano malate, malvagie. Ecco, non saprei descriverle meglio: malvagie.

Come faccio a saperlo? Ve lo racconto. Qualche istante dopo che quella cosa sembrava aver lasciato la casa, mi ritrovi con la faccia pressata contro le coperta da una forza ineluttabile. Sentivo la presa di una mano largo e lunghe dita avvolgermi le coperte attorno al cranio, le unghie mi fendevano come affilate lame di rasoio. Riuscii a scivolare nel vuoto tra il letto ed il muro, e fuggii via, mi trascinai urlante fuori dalla stanza, riuscendo a svegliare i miei.

Non v’è alcun dubbio, quella cosa ha tentato di soffocarmi, soffocarmi a morte nell’oscurità.