Ouvertoun House è una placida villa del 19° secolo che si affaccia sonnolenta sulla brughiera scozzese del West Dunbartonshire, affacciata sul fiume Clyde e poco distante dal villaggio di Milton. Costruita negli anni sessanta dell’800 come fulgido esempio di architettura baronale scozzese, venne in seguito donata nel 1938 ai cittadini di Dumbarton, città a circa tre chilometri, divenendo prima un ospedale per maternità ed in seguito sede di un centro cristiano. Ma a noi non interessa la villa in sé per sé, bensì il ponte che poco distante sovrasta l’Overtoun Burn: il ponte dei cani suicidi.

 



Suicidi animali

Nella storia il suicidio animale non presenta esempi pratici, e se state pensando ai lemmings che si gettano dalla scogliera in massa, mi dispiace rivelarvi che si è trattato solo di un mero documentario costruito ad arte dalla Walt Disney, trattato in questo articolo qui su Bottega Mistero. Il suicidio, inteso come morte volontaria di un soggetto, necessita della coscienza di sé, la capacità di comprendere di essere parte del mondo e di avere una propria personalità. Questo gesto estremo, quindi, non è applicabile dagli animali che sono governati dall’istinto di sopravvivenza (personale e della propria specie).

Numerosi studi condotti negli anni ’50 e ’60 – ma il fenomeno continua ancora oggi – hanno dimostrato che oltre 50 cani si sono gettati dall’Overtoun Bridge. Incredibilmente si è riusciti a trovare anche delle variabili comuni: si tratta di cani a muso lungo, ed ognuno di loro si è lanciato dallo stesso lato del fiume quando nel cielo splendeva il sole.

Ma la cosa che più di tutto ha del grottesco sono le gesta dei sopravvissuti: quelli che non sono morti affogati nel fiume dopo il salto di 15 metri sono tornati a riva, arrancando, annaspando, e si sono gettati nuovamente dal ponte. Per l’ultima volta.

 

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Il fenomeno è stato studiato a lungo e approfonditamente, escludendo che vi siano tracce olfattive, visive ed uditive che possano spingere un cane a gettarsi nel baratro. Attualmente l’unica teoria, poco convincente e poco supportata, sembra essere che i cani dal naso lungo riescano a riconoscere l’odore dell’urina del visone maschio e che questo olezzo li disorienti o li spinga a ricercare una traccia del piccolo animale lungo gli argini del ponte, facendoli poi cascare in acqua.

Non solo i cani sembrano impazzire sugli argini di Overtoun Bridge. Nel 1994, mentre era insieme alla moglie ed al figlioletto, Kevin Moy comincia ad inveire improvvisamente contro l’infante accusandolo di essere l’Anticristo, lo getta nel fiume e tenta di seguirlo poco dopo in un gesto estremo, ma viene salvato dalla donna pochi attimi prima dell’ultimo salto. Qualcuno crede che i cani si gettino nel fiume nel vano tentativo di salvare il piccolo in fasce.

Ma forse la spiegazione si può trovare nelle leggende di fantasmi.

 


 

Una storia narra che nelle tradizioni celtiche questo ponte sia l’ultimo passaggio per chi abbandona il nostro mondo verso quello dei defunti ed i cani, che sembra possano scorgere le anime dei trapassati, si getterebbero quindi dal ponte dissennati da queste visioni di morte.

Qualunque sia la causa, razionale o paranormale che sia, non vorrei per nulla al mondo vedere ciò che passa sui sassi dell’Overtoun Bridge con gli occhi di un cane.

 

Un ringraziamento a Marco per aver segnalato un’inesattezza nell’articolo.

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Marco
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Marco

Letto solo adesso questo articolo durante una ricerca sull’argomento.
Quella della leggenda di un uomo che getta il figlioletto non è affatto una leggenda ma un fatto di cronaca del 1994 (se non erro) ed effettivamente un padre ha lanciato il figlio di due settimane, uccidendolo, per poi seguirlo, ma senza morire.
Quindi assolutamente non riconducibile ad una possibile causa.